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I latticini dei Monti Lattari: una storia antica

preappennino campano fino al Vesuvio e ai Monti Lattari, visti dal Matese
L’allevamento bovino ed ovino fu introdotto nelle zone montuose della Costiera Amalfitana nel III secolo a.C. dalle popolazioni picentine; già Claudio Galeno, medico e filosofo greco, nel II secolo d.C. esaltava la bontà e le proprietà curative del latte e dei formaggi prodotti dai pastori che vivevano sui Lactaria Montes, denominazione utilizzata tutt’oggi e che fa riferimento, per l’appunto, al gran numero di mandrie e greggi che pascolavano liberamente in questi luoghi. Nel XVIII secolo, lo storico Parascandolo citava nel suo trattato l’abilità dei casari dei Monti Lattari nel produrre formaggi a pasta filata di altissima qualità.
I caseifici della Costiera Amalfitana oggi impegnati nella lavorazione del latte sono prevalentemente a conduzione familiare, di dimensioni medio-piccole, con lavorazione a mano o parzialmente meccanizzata. Il fior di latte di Tramonti è una tipicità gastronomica di assoluta eccellenza, sinonimo di genuinità e bontà: è un formaggio fresco a pasta filata prodotto con latte di mucca intero; privo di crosta ma ricoperto da una pellicola sottile e lucida di color bianco latte, presenta una struttura fibrosa e rilascia al taglio un liquido lattiginoso. La tradizione vuole che, quando nel 1889, re Umberto I di Savoia e la consorte Margherita si recarono in visita a Napoli ed assaggiarono la pizza che evocava i tre colori della bandiera italiana (da quel momento in poi battezzata pizza margherita), il pizzaiolo Raffaele Esposito utilizzò proprio il fior di latte di Tramonti.
Altre prelibatezze casearie sono la provola affumicata, la ricotta, il provolone, il cacio caprino ed il caciocavallo, sia a pasta morbida che dura. Estro e mani sapienti hanno, poi, inventato trecce e bocconcini con panna, caciotte con olive, rucola o buccia grattugiata di limone, mantenendo vivo il primato di questi prodotti, tra i più apprezzati sia in Italia che all’estero.
Il Faito
Il Faito è una delle mete più ambite dai campani e dai turisti, il posto ideale per chiunque voglia passeggiare respirando profumi di lecci e castagni, attraverso il fascino dei boschi evoca la sensazione di essere a pochi metri dal cielo ma con un affaccio sul mare e soprattutto sullo splendido golfo di Napoli. Il Faito è l’emblema della catena montuosa dei Monti Lattari ed il suo territorio è diviso tra i comuni di Castellammare di Stabia a quello di Vico Equense. Infatti è possibile accedervi da entrambi i versanti, percorrendo la salita di Quisisana che, nascosta dalla folta vegetazione, nei suoi sinuosi tornanti regala scorci di panorami che a perdita d’occhio ci mostrano la cartolina dell’intero golfo. L’apprezzamento del monte, soprattutto come località turistica, accrebbe dalla seconda metà del XX secolo quando furono costruiti numerosi alberghi e villette residenziali. Attualmente è ancora attivo, nel Villaggio, un complesso sportivo dotato di campi da tennis, campo da volley e piscina; non mancano ristoranti, aree picnic, bar e hotel. La peculiarità della montagna è quella di essere veramente molto vicina al mare e diversi sono i punti dove gli appassionati possono dedicarsi a qualche scatto fotografico. Uno dei migliori è certamente il Belvedere. Uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che ci apre le porte del golfo. Nelle giornate più limpide regala uno spettacolo mozzafiato, specie al tramonto con lo sguardo che riesce ad arrivare fino al litorale Domizio in u tripudio di colori.
Il Faito, riesce nella sua enorme mole ad essere attrattiva per diversi tipi di turismo, da quello naturalista a quello sportivo, senza dimenticare i turismo religioso.Numerose sono le strutture sul Monte Faito pronte ad accogliere ragazzi e famiglie delle diocesi, la maggior parte autogestite. Adiacente al santuario troviamo Il Rifugio San Michele, mentre spostandoci più giù alla montagna troviamo Casa Don Orione e L’ostello della gioventù. Per gli amanti del trekking la catena dei Lattari offre una serie di itinerari e sentieri sospesi tra cielo e mare. Tra i più gettonati rientra sicuramente il sentiero che porta al Molare, chiamato così per la sua particolare forma. Durante il percorso, è prevista anche una tappa alla sorgente dell’Acqua. Altre sorgenti sono presenti sul monte, tra cui una denominata della Lontra. Altri due itinerari, particolarmente amati dagli appassionati, sono quelli che partono da Campo del Pero ad arrivano o Monte Cercasole o alla Croce della Canocchia.Nei periodi autunnali ed invernali la montagna non perde di certo il suo fascino. A farla da padrone, a causa del clima rigido, nei mesi più freddi sono il silenzio e la quiete.

Affacciato sulle costiere più belle del mondo il polmone verde è un scrigno di storia e natura
Se provate a chiedere nella provincia di Napoli, qual è per definizione la “montagna sul mare” state pur certi che in molti vi risponderanno il Monte Faito.
Il gigante dei monti Lattari, con i suoi 1131 metri, è una delle mete più ambite dai campani e dai turisti, il posto ideale per chiunque voglia passeggiare respirando profumi di lecci e castagni, attraverso il fascino dei boschi evoca la sensazione di essere a pochi metri dal cielo ma con un affaccio sul mare e soprattutto sullo splendido golfo di Napoli.
Il Faito è l’emblema della catena montuosa dei Monti Lattari ed il suo territorio è diviso tra i comuni di Castellammare di Stabia a quello di Vico Equense. Infatti è possibile accedervi da entrambi i versanti, percorrendo la “spettacolare” stradina di Quisisana che, nascosta dalla folta vegetazione, nei suoi sinuosi tornanti regala scorci di panorami che a perdita d’occhio ci mostrano la cartolina dell’intero golfo.
Il monte prende spunto dal dilettale “faggetto”. Sulle sue pendici, sono presenti alcuni esemplari di faggi più longevi d’Italia, il cui diametro delle volte supera i sei metri.
Questi alberi, nati circa 400 anni fa, nel periodo invernale, fungevano da fosse, nelle quali veniva raccolta la neve caduta al Faito e grazie alla quale si ottenevano grossi blocchi di ghiaccio utili per la conservazione del cibo o da vendere nel periodo estivo. In antichità il Faito prese il nome di Monte tauro, grazie alla salubrità del clima e alla ricchezza dei boschi, che hanno sempre fornito una notevole quantità di legna, anche agli sotiric cantieri navali di Castellammare. Nel 1783 per opera del re Ferdinando I delle Due Sicilie a Castellammare di Stabia, grazie proprio alla legna proveniente dai boschi del Faito, furono alcune della navi più famose al mondo, su ttutte la nave scuole Amerigo Vespucci.
L’apprezzamento del monte, soprattutto come località turistica, accrebbe dalla seconda metà del XX secolo quando furono costruiti numerosi alberghi e villette residenziali. Attualmente è ancora attivo, nel Villaggio, un complesso sportivo dotato di campi da tennis, campo da volley e piscina; non mancano ristoranti, aree picnic, bar e hotel.
Come detto, la peculiarità della montagna è quella di essere veramente molto vicina al mare e diversi sono i punti dove gli appassionati possono dedicarsi a qualche scatto fotografico.
Uno dei migliori è certamente il Belvedere. Uno strapiombo che dà sulla collina di Pozzano e che ci apre le porte del golfo. Nelle giornate più limpide regala uno spettacolo mozzafiato, specie al tramonto con lo sguardo che riesce ad arrivare fino al litorale Domizio in u tripudio di colori.
Il Faito, riesce nella sua enorme mole ad essere attrattiva per diversi tipi di turismo, da quello naturalista a quello sportivo, senza dimenticare i turismo religioso.
Sulla cima Cerasole, chiamata anche Molare, si erge l’abbazia di San Michele arcangelo, fondata nel VI secolo dai santi patroni di Castellammare e Sorrento, Catello e Antonino. La tradizione racconta che ai due apparve l’arcangelo Michele mentre erano raccolti in preghiera sul Monte Faito. Nel 1950 venne ultimata la costruzione del nuovo santuario, oggi attrezzato per accogliere gruppi religiosi e ritiri spirituali.
Numerose sono le strutture sul Monte Faito pronte ad accogliere ragazzi e famiglie delle diocesi, la maggior parte autogestite. Adiacente al santuario troviamo Il Rifugio San Michele, mentre spostandoci più giù alla montagna troviamo Casa Don Orione e L’ostello della gioventù.
Per gli amanti del trekking la catena dei Lattari offre una serie di itinerari e sentieri sospesi tra cielo e mare. Tra i più gettonati rientra sicuramente il sentiero che porta al Molare, chiamato così per la sua particolare forma e con i suoi 1444 metri costituisce la vetta più alta dell’intero sistema montuoso. Il percorso ha inizio al santuario di San Michele, per poi inerpicarsi tra sentieri e vallate lungo il crinale che dà sulla costiera sorrentina. Il sentiero non è agevolissimo, e in alcuni casi privo di barriere, ma lo spettacolo che si ha all’arrivo è davvero stupefacente. Dalla cima del Molare si resta ammaliati ed incantati dallo sguardo che si perde tra la costiera sorrentina e quella amalfitana, Positano, il Vesuvio, i golfi di Napoli e Salerno. Durante il percorso, è prevista anche una tappa alla sorgente dell’Acqua santa, violata diverse volte negli anni. Secondo la leggenda, l’acqua iniziò a sgorgare con un colpo di lancia di San Michele Arcangelo. Altre sorgenti sono presenti sul monte, tra cui una denominata della Lontra.
Altri due itinerari, particolarmente amati dagli appassionati, sono quelli che partono da Campo del Pero ad arrivano o Monte Cercasole o alla Croce della Canocchia.
La città di Castellammare è collegata al monte grazie alla funivia del Faito, un impianto aperto al pubblico nel 1952, ma sospeso dal 2012. La montagna, abitata da circa una settantina di persone, si popola maggiormente nel periodo estivo. In particolare Monte Faito è meta ambita dai giovani, nelle giornate di ferragosto e pasquetta. Nei periodi autunnali ed invernali la montagna non perde di certo il suo fascino. A farla da padrone, a causa del clima rigido, nei mesi più freddi sono il silenzio e la quiete.
